sab
19
nov
2011
"Converrete che, per esempio, la natura non aveva affatto riunito in quel luogo ventimila case di sei o sette piani, e che se gli abitanti di quella grande città fossero stati distribuiti più equamente sul territorio e alloggiati in edifici di minor imponenza, il disastro sarebbe stato meno violento o, forse, non ci sarebbe stato affatto. Ciascuno sarebbe scappato alle prime scosse e si sarebbe ritrovato l’indomani a venti leghe di distanza, felice come se nulla fosse accaduto. "
[Jean-Jacques Rousseau, in risposta a Voltaire, sul terremoto di Lisbona, 1756]
I disastri naturali sono anche disastri umani. Non esistono onde assassine o terremoti crudeli – esistono persone che non avevano fatto abbastanza per proteggere i propri consimili. Nell'ultimo decennio, sonocrollati tre edifici scolastici in Italia, di cui due in occasione di terremoti. Molti giovani e giovanissimi hanno perso la vita. Ma prima di dare dell'omicida a un movimento tettonico, è necessario indagare chi ha permesso che facesse delle vittime.
Uno: San Giuliano di Puglia, 31 ottobre 2002. In seguito ad un terremoto dell'ottavo grado della scala Mercalli, crolla un solo edificio: la scuola elementare "Francesco Jovine" di San Giuliano di Puglia. Muoiono 27 bambini e una maestra. In 35 riportano lesioni, in alcuni casi permanenti.
3 marzo 2005. Si apre il processo di primo grado. Gli imputati sono l'impiegato comunale Mario Marinaro, che aveva autorizzato la sopraelevazione; Giuseppe La Serra, direttore dei lavori; Carmine Abiuso e Giovanni Martino, imprenditori; Giuseppe Uliano, costruttore dell'edificio; Antonio Borrelli, il sindaco, che aveva anche perso una figlia nel crollo. Sono accusati di crollo colposo, omicidio plurimo e falso ideologico. La scuola non era a norma. Più precisamente, lo era, ma non per le zone sismiche – e San Giuliano, sorprendemente, non è considerata tale.
13 luglio 2007. L'assoluzione è generale. Durante l'ultima udienza cade il cartello "La legge è uguale per tutti". Le madri degli "angeli di San Giuliano" seguono l'intero processo con le foto dei propri bambini appese al collo.
25 febbraio 2009. La Corte d'Appello ribalta la sentenza di primo grado, condannando cinque imputati su sei a pene fra 2 anni e 11 mesi (permettendo di beneficiare dell'indulto, che scattava sotto i tre anni) e sei anni e dieci mesi. L'unico assolto è Uliano. Le condanne vengono confermate, seppure con pene diverse, in Cassazione.
Due: Rivoli, 22 novembre 2008. Il controsoffitto di un'aula del liceo Darwin non regge e lascia cadere sulla testa di Vito Scafidi, studente di 17 anni, un tubo di ghisa che lo uccide sul colpo. Coinvolte nell'incidente altre 21 persone, fra cui un ragazzo che rimane paralizzato. Il fatto tocca profondamente l'opinione pubblica, richiamando le istituzioni ad una maggiore attenzione alla sicurezza nelle scuole.
10 marzo 2010. La madre di Vito tenta il suicidio.
22 aprile 2010. Si apre il processo, che vede 62 soggetti costituitisi parte civile, fra cui Legambiente, che chiama come responsabile civile il Ministero della Pubblica Istruzione. La Provincia di Torino si costituisce volontariamente responsabile civile. Gli imputati sono sette, dirigenti della Provincia e dell'istituto, accusati di omicidio colposo e e lesioni colpose.
15 luglio 2011. L'unico condannato è Michele Del Mastro, condannato a 4 anni di reclusione. I genitori di Vito esprimono amarezza per la sentenza. Il nuovo liceo di Sangano è intitolato a Vito, e presto lo sarà anche il Darwin.
Tre: L'Aquila, notte fra il 5 e il 6 aprile 2009. Anche qui il terremoto, che distrugge gran parte della città. Fra i morti, otto ragazzi che abitavano nella Casa dello Studente, un edificio ristrutturato da poco, di cui un'ala, inspiegabilmente, crolla. Qualcuno si salva in extremis, grazie alle indicazioni date ai soccorritori per telefono, o al caso – come uno studente che si è svegliato dal lato fortunato della stanza, o tutti quegli studenti che, essendo domenica, erano ritornati a casa per il fine settimana. Luciana Capuano (20 anni), Davide Centofanti (20 anni), Angela Cruciano (22 anni), Francesco Esposito (24 anni), Hussein Hamade (23 anni), Luca Lunari (20 anni), Marco Alviani (21 anni) e Alessio Di Simone (25 anni) perdono la vita sotto le macerie.
9 novembre 2011. I periti del Tribunale Penale dell'Aquila stabiliscono che esistono delle precise responsabilità dietro queste morti: l'edificio non era antisismico. Costruito nel 1965, nonostante le successive ristrutturazioni e gli adeguamenti aveva mantenuto una struttura non adatta a sostenere le scosse sismiche. Nel 1967 era stato rilasciato un certificato di conformità, come si è appurato, errato – l'edificio non era conforme alle norme dell'edilizia civile, né destinabile ad alcun altro uso. Secondo la perizia, la resistenza dei pilastri e dei materiali alle scosse orizzontali era insufficiente, la struttura inadeguata. Nonostante tutti i procedimenti burocratici che hanno coinvolto lo stabile nel tempo, nessun controllo è mai stato veramente fatto, ratificando un errore iniziale che non è mai stato corretto. Esistono dei colpevoli, e anche dei nomi. Alcuni sono già deceduti. Per gli altri, non resta che attendere.
Da: acmos.net